lunedì 7 aprile 2008

com'è andata stasera con Dario Fo e Don Gallo








direi bene,no????
Stasera dal palco avremmo dovuto leggere un'intervento che io e Marco ci siamo scervellati a preparare. Alla fine non l'abbiamo fatto, ed è andata bene così. Ma lo metto qui, così chi vuole può leggerlo.

Siamo qui, in quaranta sul palco. Ma con noi ci sono le 6000 persone che hanno firmato contro le denunce alla prefettura, riconoscendo di fare parte di un percorso. Noi portiamo un esempio, quello di una città che ha saputo alzare la testa e sta sperimentando degli strumenti di resistenza.

Uno di questi è la lista. Non un fine, non un'ideale. Semplicemente un mezzo.

fino a due anni fanon ci conoscevamo. Poi a Vicenza è caduta come una mazzata in testa la questione Dal Molin, e abbiamo iniziato a lavorare. Ci siamo improvvisati tecnici, creativi, presidianti, barricaderi, giornalisti, organizzatori di eventi culturali e politici. Abbiamo cambiato le nostre vite montando un tendone in mezzo a un campo umido di fianco ad una rotatoria, e abbiamo imparato a parlarci e a parlare con gli altri.
Per questo abbiamo un programma, ma non risposte precostituite; Ma sappiamo ascoltare e abbiamo imparato il valore della partecipazione e delle decisioni condivise, semplicemente perchè con esse ci siamo scontrate, nel tentativo di sognare insieme un futuro diverso per la nostra città. La democrazia non è una cosa facile e non è affatto semplice. Non consiste semplicemente nel mettere una x sulla scheda, una tantum.
Per questo non vogliamo più delegare ad altri un ruolo che qualsiasi casalinga sarebbe più degna di ricoprire di chi per dieci anni ci ha amministrato: credete che il pensionato che sta attento al centesimo sarebbe riuscito a sperperare tanti soldi pubblici quanto ha fatto Hullweck?

Questa è una lista fatta di persone che ha imparato a dire “noi”.

N, come “No”. Il primo punto del programma del partito democratico di Veltroni punta il dito contro i comitati, a suo dire, con la “ sindrome nimby”. Che sanno solo negare e non costruire. Noi pensiamo che i nostri siano i no che aiutano a crescere e a sognare una realtà diversa, che in questi ultimi anni hanno saputo dare molto, a Vicenza e all'Italia. Passetto dopo passetto, obiettivo dopo obiettivo. Piccoli, semplici, concreti.

O, come “o mio dio un'altra inziativa dei no dal molin”. In questi due anni siamo scesi in piazza con la frequenza di 1 volta al giorno. Ci sono state una manifestazione interregionale di 8000 persone, una nazionale di 100.000, una internazionale di 80.000. Abbiamo organizzato un campeggio di 10 giorni attraversato da 60.000 persone. Siamo stati invitati con frequenza settimanale in altre città a presentare la nostra storia.Abbiamo organizzato tre giorni di blocchi ai lavori di bonifica. dell'aeroporto, attraversati da circa 1000 persone. Abbiamo occupato i luoghi simbolo della città e contestato premiers, uscenti ed entranti, nonché ambasciatori ed altre autorità. Negli occhi abbiamo i tanti bambini che hanno colorato i nostri cortei; quei bambini che non capiscono il grande gioco politico e affaristico fatto sulle spalle di vicenza, ma sanno bene quanto è brutta la guerra e quanto bella è la pace; quei bambini che, se gli chiedi come vorrebbero la propria città, disegnano alberi, fiori e aquiloni.

I, come inquinamento legato all'oleodotto americano. La nostra campagna elettorale ha avuto il merito di non lasciar cadere nel vuoto il disastro ambientale provocato dalla rottura dell'oleodotto in località monticello conte otto. Si tratta di un argomento molto scomodo, che potrebbe potenzialmente mettere in discussione la presenza delle basi nel vicentino. I campioni di terra da noi prelevati due giorni fa sanno terribilmente da cherosene. La nostra è stata una campagna di lotta, non di promesse. Per questo il presidio è stato colpito, con 3 assurde perquisizioni legate al presunto attentato all'oleodotto avvenuto in luglio

(in alternativa a questo punto che si diceva ieri di non mettere potremmo mettere i come... come cosa? Impegno concreto, o qualcosa del genere... ma all'oleodotto ci terrei).

Non siamo politici.
Siamo una squadra.
Siamo a servizio.


Hanno detto chei no dal molin non possono fare una lista parlando solo del Dal Molin, che ci vuole un programmapiù specifico. Ma noi proprio non ce la sentiamo di imbrogliare i cittadini.Non possiamo parlare di tutela dell'ambiente proponendo, come la Sartori, “verticale”: leggi, quello degli attici e di chi ha una casa di proprietà. Significa che il verde e le strade sono di tutti e come tali devono essere alla portata di tutti

Non possiamo, come Variati, consegnare in giro delle cartoline con l'immagine del damolin che chiedono una vicenza, non senza basi, ma “più unita”. Cosa significa questo??? che chiederà di fare il referendum; magari riuscirà anche a farlo; poi, dA Roma arriverà il diktat che il dal molin è opera di difesa nazionale e i giochi saranno ulteriormente chiusi. Nel frattempo, qui a giugno iniziano i lavori.

per noi no alla base significa parlare di una cultura di pace. Di una città vivibile per tutti: nella viabilità, nella tutela dell'ambiente e dei beni comuni, nell'ascolto delle opinioni delle comunità locali e degli attori che vivono il territorio. Significa che un concetto come la solidarietà può sostituire il concetto, abusato, della sicurezza e della paura del diverso.

Ma dire no dal molin significa soprattutto parlare di democrazia. Hanno soppresso le circoscrizioni, ma in questa campagna elettorale nessuno si pone il problema di come far partecipare i cittadini. Per noi la democrazia non si esaurisce in una croce sulla scheda elettorale. Lo abbiamo imparato in tutti questi mesi, cercando di condividere ogni scelta, di confrontarci su ogni decisione. E abbiamo imparato che la democrazia non è data una volta per tutte, ma si costruisce giorno dopo giorno. E’ quello che vogliamo provare a fare, perché siamo convinti che per migliorare la nostra città non servano grandi promesse, ma sia sufficiente ascoltare la voce di quanti la abitano e la attraversano ogni giorno.



E invece, chi ha amministrato questa città la lascia in condizioni disastrose. Viviamo nella terza città più inquinata d’Italia; grazie, Hullweck. Una città in cui anche il manifestare viene giudicato in base agli oneri economici che comporta: come quando un assessore voleva mandare ai cittadini il conto per le manifestazioni che hanno attraversato vicenza. Ecco cos’è per loro la democrazia: una spesa, un cavillo, un peso.

Non sappiamo come andranno queste elezioni. Forse andranno bene, forse andranno male. Forse la nostra lista riuscirà ad eleggere un consigliere, forse due, forse nessuno. Vedremo. tanto il giorno dopo le elezioni saremo ancora tutti sotto al tendone del presidio a discutere cosa fare per bloccare l'inizio dei lavori. Noi vogliamo opporci, e lo faremo indipendentemente dal risultato delle prossime elezioni amministrative. Vogliamo impedire la realizzazione della nuova base Usa, e per farlo vogliamo usare tutti gli strumenti a nostra disposizione. Qualcuno ha detto che un sindaco non si mette davanti alle ruspe; forse teme di venir male nella fotografia. Noi diciamo che chi vuol bene a Vicenza sarà davanti alle ruspe col proprio sorriso e le propria determinazione. Per amore si fa questo ed altro: noi amiamo vicenza, altri amano la poltrona di sindaco.