giovedì 3 aprile 2008

le coop rosse

Mi sono chiesta in questi giorni come affrontare sul blog la questione delle cooperative rosse e della loro vittoria dell'appalto per i lavori al Dal Molin, vittoria che il presidio dava per scontata. Lofarò rispondendo ad alcune lettere del giornale di vicenza di oggi.


Ci si dovrebbe stupire ma non ci riesco. Da tempo vi era chi suggeriva che il grande fuoco della lotta antiamericana svolta al grido “NO Dal Molin” avrebbe subito una doccia fredda e qualche fiammata si sarebbe spenta. Pare proprio che sia così. Probabilmente rimarranno a schioppettare i tronchetti più duri e puri, i no global e le signore del presidio, i vicentini che credono nei miracoli e quelli che i miracoli pensano anche di riuscire a farli, ma in fondo ad una storia spesso accade che dalle favole si debba scendere con i piedi per terra.
E così ecco che arrivano i nostri. O meglio, i “loro”. Cioè quelli che pesano, quelli che contano, quelli che firmano, evidentemente appalti e appalti non di poco conto.
Gruppi e gruppuscoli, brigate intere di parlamentari, forse di sinistra e forse solamente abili demagoghi, sindacalisti con bandiere al vento e slogan infuocati in bocca, anche fior di galantuomini, politici, locali e semilocali, marcianti e inneggianti alla libera Vicenza, che mai come in queste situazioni è stata libera di far quel che le pare su e giù per le nostre strade e sui nostri muri sotto l’occhio benevolmente attento di autorità giustamente preoccupate di contenere i danni e di non farsi prendere la mano dagli entusiasmi.
Ma tutti questi sapevano, come si prevedeva da tempo, che le cose sarebbero andate a finire, ancora una volta, a tarallucci e vino. Infatti i nostri valorosi rappresentanti del popolo si son ben guardati, salvo rarissime, molto rare, eccezioni, di votare a Roma come gridavano a Vicenza.
Che è successo di tanto interessante? Semplicemente che le cose hanno seguito il loro naturale corso: aggiudicato l’appalto Dal Molin-Caserma Ederle, Vicenza. Il Comando SETAF di Vicenza rende noto che è stato aggiudicato l’appalto per la progettazione e la costruzione delle strutture da realizzare presso l’aeroporto Dal Molin di Vicenza, Italia. La commissione giudicatrice ha scelto il progetto presentato dall’impresa Joint Venture C.M.C. di Ravenna - Consorzio Cooperative Costruzioni di Bologna.
L’appalto è stato aggiudicato dal Comando del Genio della Marina degli Stati Uniti in data 28 marzo per un importo complessivo di circa 245 milioni di euro. Tutto qui. 245 milioni di euro di lavori assegnati - certamente avevano i titoli per ottenerli - a delle Cooperative (presumibilmente definibili “rosse") e quindi un fiume di denaro che passerà anche per Vicenza ma andrà a posarsi nelle banche romagnole.
A pensare male si fa certamente peccato e qui a pensare male il peccato sarà sicuramente mortale. Ma viene da chiedersi quale sarà il pensiero di tanti vicentini che in buona fede han fatto i girotondini attorno alla prefettura o alla Caserma Ederle gridando slogan pacifisti, di fronte a questa scelta concreta e, diciamolo pure, alquanto pesante? Economicamente si intende.
Abbiamo visto all’opera una sinistra che predica i grandi principi della pace, della difesa dei posti di lavoro, della tutela del territorio ma che non rinuncia a far sì che le sue braccia operative, le Coop, si attardino a fare affari, e che affari! Il problema non è chi si è aggiudicato la costruzione del Dal Molin (che sicuramente è avvenuto il tutto nella maniera più che corretta) ma il fatto che politicamente la sinistra porta a Vicenza migliaia di persone per protestare e poi le cooperative - che sono notoriamente di sinistra - si aggiudicano l’appalto principale. Il tutto mentre il governo nazionale è nella mani della sinistra veltroniana e pure di quella dalemiana e bertinottiana anche se in questo preciso momento fingono di non conoscersi o meglio, di non conoscere nemmeno il caro estinto - politicamente si intende - loro referente, l’on. Romano Prodi.
L’aspetto doloroso di questa vicenda è dato dal non sapere che fine faranno i muratori e i manovali vicentini: saranno o no, almeno loro, partecipanti al grande business? A giorni andremo, qui a Vicenza, alle urne per darci un governo locale ma anche per collaborare a costruire quello nazionale. Cosa faremo, noi vicentini, scendere nelle urne: un plauso a questa sinistra giocherellona che canta “libera Vicenza” in Piazza dei Signori e poi arriva con le ruspe all'aeroporto Dal Molin?
Mi appare una visione: il Presidio trasformato nella mensa per i lavoratori che costruiranno la seconda base americana e si rallegreranno nel sentire i cori del popolo delle pignatte accompagnare i piatti di bucatini alla matriciana affondati nel grana prodotto in Emilia-Romagna!
Giuseppe Mosca

S
ignor Mosca, condivido con lei tutta l'impostazione del discorso. Ma non mischiamo le cose. Vicenza libera è una lista che non guarda in faccia nessuno, tantomeno le coop rosse. Col cazzo che gli operai verranno in presidio a mangiare. Personalmente, e credo la faremo a breve, vorrei parlare con loro, che hanno le targhe per commemorare la resistenza dentro alla sede delle CMC, a Ravenna, e chiedergli come fanno a guardarsi in faccia la mattina.
Al di là del voto, i vicentini si devono svegliare fuori: come vedete tutte le compensazioni che ci dovevano dare per la base sono andate a quel paese. Quindi, qui gli inculati non sono solo quelli con le fette di prosciutto sugli occhi che credono ancora ad una sinistra "di sinistra", ma anche chi la base la vuole "perchè porta schei"...ma dove....
E ora la saluto, che mi vado a leggere il libro "Falce e carrello, che dopo questo credo che dobbiamo sputtanare un bel pò la coop, supermercato, facente sempre parte della lega delle cooperative. Beh, se la coop sei tu... vado a fargli vedere chi sono, e di cosa sono capace.

Vicenza