Un ragazzo di 19 anni è morto durante un rave, a Milano, e ora si scatena la caccia alle streghe. C'è chi fa proposte di proibirli, come in Francia; chi come il Corriere traccia demenziali identikit dei ravers ("portano il cappuccio per non farsi riconoscere, in un gioco di mimetizzazione dell'identita").
Personalmente non faccio parte della generazione per cui i rave sono a portata di mano, di treno o di macchina; non li apprezzo neanche particolarmente. Ho però spesso a che fare con ragazzi e ragazze, anche molto giovani, che ci vanno. E ci parlo, cazzo. Ci parlo, cosa che politici e giornalisti, non si sa perchè, non hanno la capacità di fare. I rave e le droghe diventano un tabù. Vogliamo fare finta che i giovani non consumino droghe? facciamolo. Vogliamo far finta di non sapere che l'età in cui gli stupefacenti vengono provati la prima volta si è abbassata? facciamolo. Ma si, rendiamo tutto un tabù, creiamo una grossa confusione tra droghe pesanti e leggere, chimiche e naturali, che non si parli di prevenzione nè di informazione; e poi etichettiamo il morto come un drogato. Cazzo, era un drogato, no?
Poi, andiamo a scuola con i cani. Se non hai niente con te, non hai niente di cui preoccuparti. E se becchiamo la ragazzina con il fumo o altro, etichettiamola.Facciamola diventare la spacciatrice sui giornali, poi lasciamola a sbrigarsela con i suoi e con un processo, magari. Intanto abbiamo fatto un pò di pulizia. E abbiamo dato la percezione del controllo, della sicurezza.
Ma cosa si ottiene con un comportamento del genere? secondo voi i consumatori di sostanze introiettano che "drogarsi è sbagliato", oppure semplicemente modificano i comportamenti visibili, aspettando che passi la burrasca?
Cazzo, eppure esistono macchine che analizzano le sostanze; in Italia però sono illegali. Se vuoi consumare, lo fai a tuo rischio e pericolo e guai a te se cerchi di informarti. Ma la salute non è un diritto?
Siamo davanti ad una responsabilità collettiva. Se accettassimo che il consumo di sostanze è una realtà, che i consumatori esistono, se ammettessimo che è necessario prevenire, che la riduzione del danno è necessaria, che la repressione non porta da nessuna parte, forse oggi quel ragazzo sarebbe ancora vivo.
E ora, guardiamo la nostra bella città-vetrina: se hai dai 13 ai 20 anni cazzi tuoi. Non c'è UN CAZZO da fare, nessuna attività pomeridiana in città; se non hai la macchina,o te ne stai a casa o se ti trovi con i tuoi amici vedi di non disturbare. Non sederti per terra nei parchi. Non girare con i cani. Vestiti bene.
E tira pure di coca con i centoni del papà, ma nel bagno di casa tua, per favore.
Che i panni sporchi si lavano in casa.
Ma che diavolo di prospettiva stiamo dando ai giovani delle nostre città?
Proibire non è MAI, dico MAI, una soluzione.
martedì 25 marzo 2008
Parliamo di Milano, parliamo di vicenza
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