Ecco una lettera di grande stimolo, sincera, di cuore, peccato che poi guardi l'intestazione sotto la firma e te cascano i maroni. Ma ecco la vostra candidata anche questa volta si prende l'onere di rispondere. Che Fatica fare la candidata. Il suo fondo di domenica 16 marzo mi ha stimolata nel cercare di dare una risposta costruttiva alle considerazioni da lei fatte. In un universo di nuove frontiere e traguardi ma anche di affanni e smarrimenti, sostengo che a mio parere vi sia del nuovo nelle liste per le prossime consultazioni comunali di Vicenza che mi vedono per la prima volta impegnata in una competizione elettorale. Questi volti nuovi che rappresentano il futuro stanno assieme anche a chi ha esperienza, un’esperienza che deve essere valutata e messa a disposizione. Non solo opinioni a confronto, ma anche l’occasione di rilanciare una sfida, di un riscatto femminile che, tra antichi valori e nuove identità, intende far coincidere affermazione professionale con realizzazione umana e individuale. Oggi vedo per la mia città una grande possibilità di cambiamento concreto con la candidatura a Sindaco di una donna che ha fatto esplodere in noi donne il forte desiderio di partecipazione, di affermazione, di rivendicazione di una diversa cultura in cui maschile e femminile non sono elementi opposti e nemici, ma semplicemente diversi. Come hai ragione!
«La novità
dalle donne»
Vedo un rinnovamento senza rivoluzione ma piuttosto con una certa evoluzione legata alla continuità di quei valori e principi morali ed etici che noi tutti tanto auspichiamo essere finalmente un elemento indiscusso delle attività pubbliche.
Elena Vencato Doria
Candidata per il popolo della libertà per il Comune di Vicenza
venerdì 21 marzo 2008
Lettera #2
Martina risponde alle migliori lettere del Giornale di Vicenza
Ci sono delle lettere che è un peccato, che nessuno dica niente nè risponda. Meritano sul serio. Eccomi qui quindi, con un cazzo da fare alle due di notte, più disponibile di qualsiasi amministratore comunale, a cercare di SPIEGARE DELLE COSE a gente così gentile che si prende la briga di scrivere al miglior giornale della città. Questa sarà una rubrica fissa, che mi porterà alla meritata vittoria elettorale. YES- ZIO -KEN! Gradirei conoscere, per tentare di emularli, che lavoro fanno i signori Marco Palma, Vojdovic Slobodan, Cinzia Bottene e a ltri, visto che hanno tanto tempo libero. Se sono lavoratori dipendenti devono ritenersi fortunati ad avere un datore di lavoro così magnanimo, se hanno un’attività propria dev’essere un’attività molto remunerativa dato che la trascurano così spesso. Mio Caro F.F. (come vedi io, al posto tuo, evito di fare nomi e cognomi!), le tue curiosità sono presto soddisfatte: - Marco Palma, laureato, lavora ai caselli delle autostrade, dove è riuscito ad entrare dopo aver stressato due anni con richieste e curriculum, dato che a quanto pare stare in uno sgabbiotto al freddo in mezzo agli scarichi di auto e camion pare essere un posto richiestissimo al quale si accede dopo dura selezione. Spessissimo fa turni di notte, tanto è giovane, dinamico, flessibile, sorridente e tutte le altre balle che richiedono ai giovani che vogliono lavorare. - Slobodan Vojvodic (anche sti immigrati contro il Dal Molin!) ha iniziato a lavorare a 13 anni come muratore, ovviamente in nero, ovviamente non in sicurezza, ora che ne ha venti la ditta l'ha lasciato a casa in quanto indagata per appalti truccati. Al momento sta aspettando per partire per fare la stagione, paga base 600 euro, ma ti danno vitto e allogio! Wow! e menomale che al momento non ha in scadenza il permesso di soggiorno, che senza lavoro non si può rinnovare! - Cinzia Bottene, ok,ammetto che almeno una su tre è fortunata, in quanto casalinga, e non credo sia un delitto poter non lavorare e occuparsi di casa, figli, ecc... Alla lista mi aggiungo anch'io: sono forse un pò atipica per avere 28 anni, in quanto da 5 ho un lavoro a tempo indeterminato, lavoro con adolescenti di cui i genitori non riescono a occuparsi come si deve, appunto perchè lavorano. Se ci sono manifestazioni io e i miei colleghi ci turniamo per poter partecipare perchè siamo convinti che questi ragazzi, che già hanno tante sfighe, non meritano anche una nuova base militare. Per inciso, guadagno 750 euro al mese e mi sono laureata con 110 e lode, ma questo è lo stipendio a cui può aspirare un educatore. E tu, il poco tempo che hai, lo perdi a scrivere lettere così profonde? Non hai cose più importanti da fare, chessò, tagliarti ipeli del naso, scaccolarti, stravaccarti sul divano? Va là semo, ti ricordo che il to caro amigo Veltroni gà candidà Calearo, grande amico dei lavoratori, o detto in linguaggio più vetero, un maledetto PADRONE! Ti è più chiaro ora il quadro generale, caro? più in fretta di un'attesa a uno sportello informazioni del comune!
«Il tempo libero dei protestanti»
Ho letto sul giornale di mercoledì 12 che il giorno precedente vi è stata una contestazione al pullman di Veltroni. Tale manifestazione si è svolta al mattino, cioè quando di norma le persone sono impegnate nelle proprie attività lavorative. Siccome personalmente trovo spesso difficoltà nell’ottenere anche solo un paio d’ore di permesso (non retribuito) per una visita medica o per qualche altro indifferibile impegno, gradirei soddisfare una piccola curiosità.
F. F.
Torri di Quartesolo
lettera aperta a tutti i miei amici
Della sua esistenza. Della mia candidatura. Della mia esistenza e della sua candidatura a essere il peggiore blog che uno potrebbe creare per farsi pubblicità. Insomma, fate voi.
Qui dentro non ci sono risposte, al massimo domande. Non ci sono verità, al massimo dubbi. Non ci sono ricette già pronte, al massimo ammetterò candidamente che non ho idea di come risolvere questo o quel problema della città. Non ci sarà par condicio, ma palesi prese per il culo di tutto e tutti, in particolare degli organi precostituiti, del potere e dei suoi centri di controllo.
Questo è lo spirito che mi ha sempre contraddistinto.
Questo è lo spirito con cui ho accettato l'esperimento di mettermi in una lista, Vicenza Libera, che vuole essere come me e le persone che ne fanno parte.
Fino a due anni fa queste persone non le conoscevo. Poi a Vicenza è caduta come una mazzata in testa la questione Dal Molin, e abbiamo iniziato a lavorare. Ci siamo improvvisati tecnici, creativi, presidianti, barricaderi, giornalisti, organizzatori di eventi culturali e politici. Abbiamo cambiato le nostre vite montando un tendone in mezzo a un campo umido di fianco ad una rotatoria, e abbiamo imparato a parlarci e a parlare con gli altri.
La nostra lista viene dal basso. Probabilmente dal fosso... di fianco al presidio No Dal Molin, a ponte Marchese.
Per questo abbiamo un programma, ma non risposte precostituite; Non sappiamo come sanare il collasso delle Aim, o risolvere la questione rifiuti all'Arsenale. Ma sappiamo ascoltare e abbiamo imparato il valore della partecipazione e delle decisioni condivise, semplicemente perchè con esse ci siamo scontrate, nel tentativo di sognare insieme un futuro diverso per la nostra città. La democrazia non è una cosa facile e non è affatto semplice. Non consiste semplicemente nel mettere una x sulla scheda, una tantum.
Per questo non vogliamo più delegare ad altri un ruolo che qualsiasi casalinga sarebbe più degna di ricoprire di chi per dieci anni ci ha amministrato: credete che il pensionato che sta attento al centesimo sarebbe riuscito a sperperare tanti soldi pubblici quanto ha fatto Hullweck? Siamo seri, chiunque riuscirebbe a fare di meglio.
La lista per noi è uno strumento, non un mezzo per arrivare ai palazzi del potere; questo per il semplice motivo che, quando volevamo, il palazzo ce lo siamo presi. Siamo gli stessi che hanno occupato la Basilica Palladiana e proclamato l'Altrocomune. Quelli che sono andati a Trento a contestare Prodi, quelli che il 17 febbraio 2007 hanno portato in piazza 100.000 persone.
Per me, arrivare in consiglio comunale significa innanzitutto una rinuncia personale. Rinuncerò, in caso fossi eletta, a uno dei miei due lavori che mi sono essenziali per mantenermi. Rinuncerò al lato di me che mi permette di risolvere ogni cosa improvvisando, e mi metterò a studiare e valutare ogni cosa.
E forse in questo modo potremo parlare più forte dei giovani, di quelli precari, di quelli che vogliono bene alla propria città ma non hanno spazi o tempi per viverla, perchè lavorano e se non lavorano non devono stendersi nei parchi bere per la strada bivaccare reclamare canoni equi per gli affitti salari degni lavoro in regola insomma non devono rompere i coglioni.
Arrivare in consiglio comunale significa non smettere di fare quello che già faccio: parlare con le persone, condividere il loro modo di vivere la città e i problemi che incontrano nel farlo.
Hanno detto che noi del Presidio non possiamo fare una lista parlando solo del Dal Molin, che ci vuole un programma.
Ma per noi no alla base significa parlare di una cultura di pace. Di una città vivibile per tutti: nella viabilità, nella tutela dell'ambiente e dei beni comuni, nell'ascolto delle opinioni delle comunità locali e degli attori che vivono il territorio. Significa che un concetto come la solidarietà può sostituire il concetto, abusato, della sicurezza e della paura del diverso.
Non siamo politici.
Siamo una squadra.
Siamo a servizio.
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